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libreria philobiblon

Claudius Claudianus
La Rapina di Proserpina di Livio Sanuto
Venezia, [s.n.], 1551

In-4° (mm 184x118). 64 carte non numerate. Carattere corsivo. Capilettera silografici animati e ornati nel testo. Legatura romana settecentesca in marocchino rosso, i piatti sono inquadrati da una cornice a merletto composta da un doppio filetto e da una rotella di ferri floreali stilizzati; al centro grande stemma del patrizio veneto Marco Foscarini (1696-1763), Doge di Venezia dal 1762. Dorso a 6 comparti decorato da piccole ghiande dorate, autore e titolo in oro su tassello in marocchino nero, sguardie in carta a pettine, tagli dorati. Esemplare in ottimo stato di conservazione, lievi danni al capitello superiore e inferiore della legatura. Ex-libris del conte Henry Chandon de Briailles, celebre collezionista di libri in carta azzurra, ai fogli di guardia anteriori; al recto del terzo foglio di guardia anteriore l’annotazione, di mano settecentesca, ‘rarissimo 16’.

Straordinario esemplare stampato su carta azzurra, l’unico conosciuto al mondo ad avere questa caratteristica, della prima rarissima edizione della prima traduzione italiana, eseguita dal geografo e letterato veneziano Livio Sanudo (1530-1587), del poema di argomento mitologico De raptu Proserpinae, scritto da Claudiano, poeta del tardo paganesimo che appartenne probabilmente al seguito della corte dell’imperatore romano d’Occidente.

Della presente opera si conoscono due esemplari in ottavo (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale e Rovereto, Biblioteca Civica Girolamo Tartarotti), di sole 48 carte, datati 1553 e anch’essi privi del nome dello stampatore. In base alle caratteristiche dei capilettera silografici questa stampa del 1553 è stata attribuita da Denis Rhodes alla tipografia veneziana di Gabriel Giolito de' Ferrari.

Nel catalogo della biblioteca di Harvard è inoltre censito un volume – stampato su carta ‘normale’ -del De Raptu datato, come il nostro, 1551 che sembrerebbe essere l’unico altro esemplare di questa edizione finora censito. Dei tre capilettera riprodotti da Rhodes nel suo studio solo il terzo corrisponde esattamente a quello della presente stampa, mentre i primi due sono alquanto simili, ma non identici. Si potrebbe tuttavia trattare di una variante dovuta all’eccezionalità dell’esemplare e si potrebbe ipotizzare che se lo stampatore dell’edizione del 1553 fu veramente il Giolito, di certo anche la presente del 1551 è un prodotto della stessa officina tipografica.

È inoltre interessante notare che Livio Sanuto dedica la propria traduzione al cardinale di Trento, il che farebbe supporre che il nostro potrebbe essere un esemplare di dedica impresso appositamente per essere donato al dedicatario dell’opera.

 

D.E. Rhodes, Silent Printers. Anonymous printing at Venice in the sixteenth century, London 1995, p. 245 (per l’edizione del 1553).

 

In occasione della Mostra verrà presentato un catalogo di libri

stampati su carta azzurra dal XVI al XIX secolo 

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