DELLA VALLE, PIETRO.
VIAGGI… DIVISI IN TRE PARTI, CIOÈ LA
TURCHIA, LA PERSIA, E L’INDIA.
Roma - V. Mascardi - 1650 (con:)
VIAGGI… LA PERSIA PARTE PRIMA (-SECONDA)
Roma - a spese di Biagio Deversin, all’Insegna della Regina - 1658
(con:)
DE’ VIAGGI… PARTE TERZA CIOÈ L’INDIA,
CO’L RITORNO ALLA PATRIA.
Roma - a spese di Biagio Diversin, e Felice Cesaretti - 1663.
Quattro volumi in 4° in pergamena coeva. Prime edizioni di questa celebre
raccolta di lettere di viaggio, spedite dal Della Valle ad un amico durante le
sue peregrinazioni in Medio Oriente e in India. Partito da Venezia nel 1614, il
Della Valle toccò la Turchia, l’Egitto, la Terrasanta, la Siria,
la Persia e l’India e ritornò in Italia dopo 12 anni. Fu il primo
a individuare il sito dell’antica Babilonia, e il primo europeo a scavare
nel territorio della Mesopotamia, inoltre nella seconda parte del volume sulla
Persia si trova il primo esempio di scrittura cuneiforme diffuso in Europa. L’opera
ebbe subito un grande successo editoriale e fu ristampata più volte nel
corso del ‘600, sia in Italia che in Europa, con traduzioni in francese,
inglese, olandese e tedesco. Il Della Valle fece in tempo a curare solo la pubblicazione
delle lettere dalla Turchia e dalla Persia, che furono riviste con l’aiuto
del diario di viaggio. Solo la prima parte, riguardante la Turchia, fu pubblicata
vivente l’autore, mentre uscirono a cura della moglie e dei figli i due
volumi sulla Persia e il volume sull’India con il ritorno in Italia. Non
fu invece mai scritta la quarta parte, annunciata nel volume del 1650, che doveva
contenere figure di cose memorabili con la loro spiegazione. Le esperienze e le
conoscenze ricavate dai viaggi valsero al Della Valle onorificenze da parte di
papa Urbano VIII e la nomina a consigliere per l’attività missionaria
in Oriente. Il Della Valle fu anche una delle figure più interessanti dell’ambiente
musicale romano seicentesco: fu compositore e librettista. DBI, pp.764-770;
Röhricht 946; Tobler, p. 95; Smitskamp, Philologia Orientalis II.228 b-c;
Graesse VII, 251. |